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venerdì 26 luglio 2013

"Spirito e carne" di Mario Grasso (Libri recensiti 2013/7)

"SPIRITO E CARNE"
di MARIO GRASSO
ALBUS EDIZIONI
(recensione a cura di Federica Orsida)
“Perché chi predica l’amore universale, non può amare?” E’ uno dei tanti interrogativi che ci poniamo da anni. Il sacerdozio impone a un uomo la castità, amare Dio e tutti i suoi figli senza l’unione di carne. Ogni uomo e donna è suo fratello in spirito, conosce i peccati e i segreti di tutti senza poterli rivelare “Spirito e Carne” di Mario Grasso, edito dalla Albus Edizioni, ci sottopone alcuni degli interrogativi che da anni ci poniamo tutti: la Sacralità del sacerdozio e l’importanza della Fede nella Chiesa o in Dio. Ognuno di noi può riconoscere in Don Nazzareno il parroco della propria parrocchia, tuttavia il libro di Mario Grasso scuote le coscienze di ognuno, facendoci interrogare sul significato di una Chiesa che, spesso, suona ipocrita, con un bisogno radicale di cambiamento. Un parroco che ama una donna e consuma, nel peccato, quell’amore che lo dilania e lo tormenta. Il dubbio… La confusione… Il peccato… Il bisogno di calore e di perdono. Una Chiesa che condanna molti, ma occulta i peccati dei suoi pastori con affinata maestria. L’amore verso Dio e l’amore verso una donna, una donna che si presenta da lui, non come l’Eva tentatrice, ma come un’umile serva di Dio. Una passione che stordisce, impressa e consumata nel peccato. Una trama sapientemente costruita dallo Scrittore, che rende la storia succosa e interessante. Un libro che suscita nel lettore moltissime domande, che appaiono senza risposta. Chi professa l’amore, ha il diritto di amare? Non sarebbe il momento, per la Chiesa, di riformarsi? Non sarebbe giusto consentire ai preti di sposarsi e di essere liberi di amare? Due le storie che s’intrecciano e si fondono, due storie simili e diversi, due pastori che hanno perso la retta via e la domanda che ci si pone è sempre la stessa: Qual è la cosa più importante l’amore di Dio che vincola e lega a sé oppure l’amore per una donna che capisce e ricambia? E perché una delle due cose deve escludere l’altra? Non potrete leggere questo libro e non chiedervelo anche voi. Una frase mi ha particolarmente colpito: “Credere in qualcosa che è al di fuori di noi aiuta a dominare i limiti che sono dentro di noi.” Gli essere umani hanno bisogno di credere nel divino, per credere in loro se stessi… Ci si affida alla preghiera per bisogno di conforto, di aiuto o semplicemente per necessità di un’assoluzione, che non arriva da nessun altra parte. E’ la Chiesa a condannare, non Dio…
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martedì 9 luglio 2013

"Il Decameroncino" di Luigi Capuana (Libri segnalati 2013/12)

"IL DECAMERONCINO"
di LUIGI CAPUANA
ALBUS EDIZIONI
L’autore si pone nella narrazione come ascoltatore e artefice dell’invenzione narrativa, facendo scorgere in più punti la sua vena ironica e sarcastica nei confronti di una cultura scientifica che va mutando i suoi connotati, sul finire di un secolo che aveva visto fiorire i due grandi cuori artistici italiani, quello romantico e quello verista.
Va mutando i suoi connotati quella cultura verista, di cui pure il Capuana si era reso promotore dopo l’esordiente ispirazione romantica, cultura verista che aveva visto proprio nel suo romanzo, Giacinta, la prima opera narrativa, quasi un manifesto di una traccia culturale che partiva dal naturalismo francese.
(Dalla prefazione di Gina Sfera)

Luigi Capuana (nato a Mineo, Catania, nel 1839 – morto a Catania nel 1915).
Nel 1860 rinunciò agli studi di giurisprudenza per andare a combattere al fianco di Giuseppe Garibaldi. Dopo aver lavorato come critico teatrale a Firenze, tornò per alcuni anni in Sicilia. Nel 1875 si trasferì a
Milano, dove fu collaboratore del "Corriere della Sera" come critico letterario e teatrale. A partire dal 1880 visse tra Roma e Catania, dove tornò definitivamente nel 1902.
Capuana è considerato un precursore del verismo, di cui fu il massimo teorico.
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