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martedì 24 settembre 2013

Intervista alla poetessa Vanessa Falconi (Interviste 2013/5)

INTERVISTA ALLA POETESSA VANESSA FALCONI
(a cura di Matteo Pugliares)


Oggi,  siamo in compagnia di Vanessa Falconi, autrice di “Il bacio di marzo” pubblicato da Rupe Mutevole Edizioni.
Ciao Vanessa, benvenuta nel nostro blog. Ti va di presentarti ai nostri lettori?
Innanzitutto grazie per questa intervista! E complimenti per il blog , ordinato, preciso e colmo di novità editoriali. Mi presento con piacere anche se non amo molto parlare di me. Scrivo da moltissimi anni di poesia, è una parte importante della mia vita. Mi aiuta a esternare ansie e delusioni. Forse, per questo, appare, spesso, malinconica e nostalgica. Amo scrivere e mi diverte esser interpretata, se posso usare questo termine  non proprio appropriato! Ascolto con curiosità ciò che gli altri hanno visto nei miei scritti o quello che credono io abbia voluto dire. Scrivo per me ma allo stesso tempo mi piacerebbe lasciare qualcosa del mio passaggio in questa vita. Mi interesso anche di scienze esoteriche, di pittura e di fotografia. L’arte mi affascina, perché riesce a rendere eterea ogni emozione.

Abbiamo tra le mani il tuo libro “Il bacio di Marzo”. Ce ne parli?
Nasce come idea diversi anni fa, era una silloge poetica comprendente poesie raccolte negli anni passati ma poi all’improvviso, colta da una nuova ispirazione, nel 2011 ho iniziato a scrivere copiosamente versi nuovi. È nato così “Il bacio di marzo”! Racconta la storia di due amanti che si conobbero in Sicilia e che hanno vissuto il loro amore con passionalità e dolore. Le poesie sono state ispirate anche da alcuni luoghi che ho visitato e che mi sono rimasti nel cuore, come “Il cimitero di Staglieno” a Genova. In quel libro c’è anche molto della mia amata Parigi, con il dipinto in copertina della pittrice francese Annick Bouvattier.

Come e quando è nata la tua passione per la poesia?
Ho iniziato a scrivere subito dopo il mio incontro, a liceo, con Eugenio Montale. Ho amato la raccolta “Ossi di seppia”, per il male che il poeta riusciva a farmi respirare. Una poesia raffinata arricchita da assonanze e consonanze che la rendono di una musicalità unica. Mi sono avvicinata alla poesia così, negli anni del ginnasio e ho continuato a leggere!

Progetti di “scrittura” per il futuro? C’è un altro libro in dirittura d’arrivo?
Tra i progetti futuri c’è senz’altro il continuare a scrivere. Mi piacerebbe riuscire a terminare il mio primo romanzo “Il giardino di Gabriele”, in stand by dal lontano 2007.

Sempre a proposito di scrittura, quali generi preferisci? E quali autori?
Non leggo molto i romanzi, né gialli né thriller, amo la saggistica e i volumi storici o/e libri che trattano di magia, astrologia e cartomanzia. Ma se dovessi citare un nome, la Mazzantini con certezza tra le scrittrici di questo secolo; amo la sua scrittura, elegante, raffinata, colta e lineare. Ho divorato ogni suo libro! Tra i poeti NERUDA e TAGORE! Avrei voluto averli come fratelli! M’immergo nella loro poesia come fosse un’oasi di pace.

Per gli autori non è sempre facile trovare degli editori che fanno bene il loro lavoro. Ci parli del tuo rapporto con Rupe Mutevole Edizioni?
Adoro Cristina del Torchio, precisa, puntuale, e adoro Rupe Mutevole, per me sono come una famiglia. Cristina è un editore serio e una grande lavoratrice!

Di là della scrittura, hai altri progetti?
Mi piacerebbe tornare a condurre qualche altro programma in radio! È rimasto un sogno nel cassetto da quando lasciai l’emittente radiofonica, per cui lavoravo molti anni fa.

Infine, un tuo augurio al nostro blog I Libri di Morfeo…
Vi auguro di trovare il nuovo scrittore del Secolo, quello che lascerà le sue orme, come Dante Alighieri.




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venerdì 9 agosto 2013

Intervista allo scrittore Massimiliano Scuriatti (Inteviste 2013/3)

INTERVISTA ALLO SCRITTORE MASSIMILIANO SCURIATTI
(intervista a cura di Matteo Pugliares)


Oggi siamo in compagnia di Massimiliano Scuriatti, autore di “Mico è tornato coi baffi” pubblicato dalla casa editrice Bietti.
Ciao Massimiliano, benvenuto nel nostro blog. Ti va di presentarti ai nostri lettori?
Certamente. Sono nato ad Augusta, cittadina della costa orientale della Sicilia, dove ho vissuto fino al giorno in cui, poco più che diciottenne, ho deciso di “emigrare” al nord, prima a Torino, poi a Bologna, per tentare di dare un senso alla mia vita e alla mia passione per la scrittura. A parte la laurea al DAMS di Bologna e svariati corsi e workshop, il mio interesse era quello di entrare in contatto con il mondo vero del teatro, di avvicinare drammaturghi, registi e autori affermati, musicisti, cineasti. Ho sempre avuto un certo talento – se così possiamo dire – nell'inserirmi negli ambienti che più mi interessano, ed è in questo modo che sono riuscito a entrare in contatto con i “dietro le quinte” delle realtà artistiche e culturali di quegli anni. Oltre la teoria, sentivo necessario costruirmi un’esperienza sul campo. In seguito, ho avuto modo di lavorare per alcuni anni per la tv, dove ho scoperto di avere una certa propensione per il genere comico, e dove ho capito, almeno nel mio caso, che in certo qual modo è la storia che si vuole raccontare a suggerire le modalità stilistiche in cui sarebbe giusto farlo. Mentre lavoravo per la tv, a contatto con studi, comici e presentatori, cercavo di affinare le mie doti di scrittore di altro tipo, nell'attesa di propormi al pubblico con altri progetti che mi stavano particolarmente a cuore, uno dei quali è senza dubbio il mio primo romanzo.
Abbiamo tra le mani il tuo libro “Mico è tornato coi Baffi”. Ce ne parli?
Mico è tornato coi baffi è il mio primo lavoro di narrativa. Si tratta di un romanzo breve, o racconto lungo – volendo classificarlo. Si ambienta nella Sicilia della provincia siracusana, durante gli anni della Grande Guerra. Protagonista è un giovane storpio – uno sciancato lo definisco più volte – il quale, proprio per la sua menomazione, viene esonerato dal partire per il fronte, limitandosi ad accompagnare il suo amico di infanzia – Mico, appunto – che, viceversa, è stato arruolato nonché spedito in una qualche sperduta trincea. È, in breve, la storia di un'amicizia brutalmente interrotta dal conflitto mondiale, una riflessione sulla insensatezza della guerra e, soprattutto, sulla difficoltà di accettare i cambiamenti che la vita ci impone. Quando Mico torna dalla guerra, il nostro protagonista – che non ha nome – stenta a riconoscerlo, non solo per i baffi che il compagno di infanzia si è fatto crescere, elemento che denota un evidente cambiamento a livello fisico; non lo riconosce per certi, inediti risvolti psicologici e di atteggiamento che il nostro, tuttavia, non intende accettare. La guerra di certo cambia le persone; più di tutto, però, è la vita stessa che può cambiarci irrimediabilmente, quando non siamo più in grado di controllarne l’impeto doloroso e inaspettato con cui ci travolge. Ed è proprio questo che il mio protagonista rifiuta, non perché non abbia la curiosità e la voglia di progredire, ma perché sa che i suoi cambiamenti, per l’intera sua esistenza, si muoveranno alla stessa velocità di un uomo che deambula su delle stampelle di legno. Per chiudere, è una storia sul senso della vita, ovviamente dal punto di vista dell’eroe, intrisa di pensieri e di azione e colpi di scena dal “sapore cinematografico” (riporto un commento ricorrente da parte di molti miei lettori).
Come e quando è nata la tua passione per la scrittura?
Dai miei ricordi e dai racconti dei miei, prima della scrittura la mia iniziale passione è stata quella di raccontare delle storie, diciamo così, oralmente. Ho sempre avuto una fervida immaginazione e, a quanto pare, era così evidente da avere spesso rischiato di passare per un bambino che si inventava le cose di sana pianta. La mia passione per la scrittura è poi passata attraverso la passione per la lettura. È la lettura dei primi libri a misura di bimbo che mi ha dato la possibilità di capire che anch’io avrei potuto trasferire sulla carta le mie storie, fino ad allora raccontate a voce. Ho iniziato così e non mai più smesso. E credo anche che non smetterei nemmeno se decidessi di fare un lavoro del tutto diverso.
Progetti di “scrittura” per il futuro? C’è un altro libro in dirittura d’arrivo?
Entro la fine del 2013 è prevista l’uscita di un mio corposo saggio su Totò, mentre il nuovo romanzo uscirà nel 2014. Un altro progetto editoriale, di cui sono in questo caso curatore, vedrà anch’esso la luce l’anno prossimo, ma di quest’ultimo ne potremo parlare in modo più approfondito tra un po’. Sto inoltre lavorando sull’allestimento di un dramma teatrale in due atti, da me ideato e scritto.
Sempre a proposito di scrittura, quali generi preferisci? E quali autori?
Mi riesce più facile rivelare i generi che non preferisco: il fantasy, l’horror, la fantascienza sono generi che mi interessano meno, mentre, in generale, sono attratto dalle storie in cui entrano in ballo i rapporti umani nei rispettivi contesti storici. Ciò non significa che rigetti la dimensione fantastica di certi romanzi, come ad esempio in alcuni di Calvino o di molta letteratura sudamericana… In quest’ultimo caso, La casa degli spiriti della Allende non sarebbe stato il gran romanzo che è, senza quell’incontro tra le reali e terribili vicende cilene, fino al golpe di Pinochet, e l’elemento sovrannaturale di certi suoi personaggi. Per ciò che riguarda i miei autori preferiti, la lista sarebbe davvero lunga. Da siciliano, non posso non amare i nostri planetari Pirandello, Verga, Capuana, Bufalino, Fava Consolo, Sciascia e così via. Amo particolarmente la letteratura russa, a partire da Dostoevskij; e poi Céline, Camus, Pasolini. Di tanto in tanto rileggo Achille Campanile, che ritengo uno dei più grandi autori italiani. Come ho detto, la lista sarebbe lunga. In linea di massima, il mio obiettivo è da sempre quello di leggere il più alto numero possibile dei grandi libri dell’umanità.
Per gli autori non è sempre facile trovare degli editori che fanno bene il loro lavoro. Ci parli del tuo rapporto con la casa editrice Bietti?
Posso riassumere il mio rapporto con Bietti in una sola parola: ottimo. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni simili, mi ritengo davvero fortunato. Dalla mia prospettiva, il mio compito è quello di scrivere al meglio delle mie possibilità; tuttavia, ciò può avvenire anche grazie alla certezza di avere alle spalle un editore che ti sostiene, credendo in ciò che hai da dire e nel modo in cui desideri esprimerlo. Un editore che si mostri realmente interessato a crescere con te e, al tempo stesso, farti crescere; interessato ai tuoi nuovi progetti, ad ascoltare e valutare insieme all’autore nuove idee. Un editore di cui fidarsi ciecamente. Io dico di averlo trovato in Bietti. So che può sembrare ovvio ma, credetemi, non lo è affatto.
Al di là della scrittura, hai altri progetti per il futuro?
I miei progetti degli ultimi anni hanno quasi del tutto ruotato attorno alla scrittura, quindi, se la situazione economica italiana e internazionale non ci obbligherà a cambiare rotta professionale, i miei progetti futuri avranno ancora a che fare con le mie competenze. Al di fuori di questo ambito, anche se non del tutto, sto cercando di riappropriarmi della musica, altra mia passione del passato, accantonata per un po’ ma mai del tutto abbandonata. Ho per anni studiato violoncello e canto. Come cantante, sto adesso riorganizzandomi con alcuni bravissimi musicisti per realizzare un progetto musicale che ho in cantiere da alcuni anni. Vedremo. Di certo non prevedo di partecipare ad un qualche talent-show televisivo.
Infine, un tuo augurio al nostro blog I Libri di Morfeo…
Oltre a ringraziarvi per avermi invitato a questa piacevole chiacchierata, e complimentarmi con voi per il prezioso lavoro che svolgete a favore degli scrittore e dei lettori, il mio augurio è quello di proseguire con questa vostra importante “missione”. Vi auguro che il vostro blog possa divenire, giorno dopo giorno, il punto fermo e imprescindibile per tutti coloro che vogliono conoscere, confrontarsi, scoprire nuove pagine e nuovi autori. Se è vero che oggi in Italia vi sono più scrittori che lettori, che il vostro blog sia allora un ottimo punto di partenza per capire da che parte stare. Continuate così.



venerdì 19 luglio 2013

Intervista alla scrittrice Adriana Assini (Interviste 2013/2)

INTERVISTA ALLA SCRITTRICE ADRIANA ASSINI
(intervista a cura di Matteo Pugliares)


Oggi siamo in compagnia di Adriana Assini, autrice di “Il mercante di zucchero” pubblicato dalla casa editrice Scrittura & Scritture.
Ciao Adriana, benvenuta nel nostro blog. Ti va di presentarti ai nostri lettori?
Volentieri!
Romana, sono un’appassionata di storie medievali, ma quando scrivo i miei romanzi sconfino spesso anche in altri periodi storici. Dipingo acquarelli, storie antiche con vezzo moderno. Ho pubblicato un bel numero romanzi e a tutti devo qualcosa. Incredibili le strade che può percorrere un buon libro! Proprio grazie ai miei personaggi e alle mie storie ho avuto spesso il privilegio di accedere a tanti e ambiti luoghi della cultura, anche stranieri, e l’opportunità di portare i miei libri in giro un po’ ovunque, dall’Aja fino a Siviglia…

Abbiamo tra le mani il tuo libro “Il mercante di zucchero”. Ce ne parli? Gianluca Squarcialupo, il protagonista del romanzo, era un esponente della media borghesia mercantile palermitana del primo Cinquecento, quando la Sicilia stava ancora sotto il dominio della Spagna di Ferdinando il Cattolico.
Verace e impulsivo, scavezzacollo leale e generoso, Gianluca commerciava in zucchero e tonni, ma s’immischiava pericolosamente anche nelle “cose” della politica. Deciso a ribellarsi agli abusi e alle vessazioni del malgoverno spagnolo organizzò una rivolta che, sebbene poco nota al grande pubblico, porta tuttora il suo nome.
Ne “Il mercante di zucchero” non ne ho fatto un eroe, almeno non nel senso classico del termine. Non ho esitato, infatti, a denunciarne le sue zone d’ombra: eccessi caratteriali, contraddizioni e incostanza che contaminavano anche la sua vita privata, segnata dai debiti e dall’infelicità per un amore impossibile. Gli ho tuttavia reso merito per aver avuto il coraggio, lui ch’era un semplice mercante, d’essersi improvvisato guerriero mettendosi a capo di una manciata di disperati pronti a dare scacco matto all’esercito del viceré, per restituire Palermo ai siciliani.
Un grande sogno il suo. Ambizioso quanto irrealizzabile. Dopo l’iniziale fortuna, infatti, andò in mille pezzi e finì in tragedia.
Vittima di un agguato nella chiesa dell’Annunziata, ordito da quelli che oggi chiameremmo i “poteri forti”, Gianluca Squarcialupo venne ammazzato come un cane, assieme ai suoi fedelissimi. Un episodio spaventoso, che dopo essere stato cancellato in tutta fretta dalla memoria dei suoi contemporanei, cadde nel completo oblio.
Il mio romanzo è dunque un piccolo omaggio a questo giovane che, tra coraggio e incoscienza, volle farsi novello Davide contro Golia, e che oggi, a distanza di secoli, è solo un nome inciso sulle fredde targhe stradali che gli sono state dedicate in varie città italiane.

Come e quando è nata la tua passione per la scrittura? Un’autentica passione la mia, nata prestissimo. Già a undici anni scrissi il mio primo romanzo, un vero polpettone, ma che evidentemente era premonitore della strada che avrei poi intrapreso. Sono affascinata dalla scrittura nel suo complesso e dalle singole parole: un mix di significati e di suoni capaci di raccontare immagini e trasmettere emozioni. E poi la passione per la Storia. Grazie a una serie di circostanze familiari, ho vissuto per anni in mezzo agli scavi di Ostia Antica, a stretto contatto con un passato che non muore, tra la sottile malia delle strade in pietra vulcanica, vecchie botteghe, il teatro romano, i resti decadenti e sublimi dei templi dove, al tramonto, quando i turisti lasciano le rovine, si possono ancora sentire le voci degli antichi dei.
Progetti di “scrittura” per il futuro? C’è un altro libro in dirittura d’arrivo? Scrivo molto. Come ripeto spesso, il mio è un “cantiere” sempre aperto. Sì, un altro mio romanzo aspetta d’essere pubblicato. Stavolta, siamo in pieno Medioevo. La trama è tratta, ma il titolo è ancora provvisorio. 
Sempre a proposito di scrittura, quali generi preferisci? E quali autori?
Mi piacciono i romanzi storici, ma devono essere di agile lettura, che sappiano offrire la giusta sintesi degli eventi narrati senza perdersi in descrizioni e spiegazioni pedanti.
Amo anche i gialli alla Simenon.
Gli autori? Una per tutti, Marguerite Yourcenar, un’immortale.

Altra grande passione, oltre alla scrittura, la pittura. Abbiamo visto sul tuo sito che i tuoi dipinti vengono anche scelti per copertine di libri, CD, riviste… Anche i miei acquarelli sono fonte di continue soddisfazioni. Che vengano scelti per illustrare la copertina di un saggio o di una rivista letteraria, per me è sempre un momento di grande gratificazione. È un vero piacere anche pensare ai miei quadri sparsi qua e là nelle case di Roma o di Stoccolma, di Budapest o di Bruxelles, di Bilbao o di Madrid, Delft, Siviglia...
Per gli autori non è sempre facile trovare degli editori che fanno bene il loro lavoro. Ci parli del tuo rapporto con la casa editrice Scrittura & Scritture? Ho conosciuto le sorelle Chantal ed Eliana Corrado di Scrittura & Scritture nel 2007, per puro caso, girando su internet. All’epoca avevo già pubblicato con diverse case editrici, con le quali ho mantenuto buoni rapporti, tuttavia - spirito irrequieto - ero alla ricerca di una che fosse in maggiore sintonia con il mio modo di essere e di lavorare. L’ho trovata in Scrittura & Scritture e da allora, insieme, abbiamo dato alla luce tre romanzi, oltre ad alcuni racconti. La mia soddisfazione per questa piccola ma ottima casa editrice partenopea nasce da elementi imprescindibili nella relazione dell’Editore con l’Autore: capacità di ascolto, accurato lavoro di editing, obiettivi di crescita, voglia di rinnovamento, serietà e trasparenza nelle rendicontazioni annuali. Tutto questo, nonostante le crescenti difficoltà di chi deve muoversi tra i colossi del settore (che fanno la parte del leone in molti contesti chiave) e tenendo testa a una crisi economica che non accenna a retrocedere.
Al di là della scrittura e della pittura, hai altri progetti per il futuro?
Scrittura e pittura, tra l’altro, sono uno splendido veicolo per viaggiare, altra mia grande passione. E il viaggio offre sempre occasioni di nuovi incontri, idee, percorsi, stimoli per reinventarsi…

Infine, un tuo augurio al nostro blog I Libri di Morfeo…
Il vostro è un “luogo” elegante, dinamico, un biglietto da visita impeccabile con una selezionata offerta di letture, autori e notizie facilmente fruibili. Insomma, per chi ama leggere, una tentazione a cui è difficile resistere. La qualità dei contenuti unita all’estrema leggibilità di ogni sezione sono una formula vincente, per questo il mio migliore augurio per I libri di Morfeo è quello che possa diventare sempre di più un polo di attrazione e di riferimento culturale nel grande minestrone che è internet.
Mille grazie per l’ospitalità!

Visita il sito di Adriana Assini cliccando QUI